di Tarantino Federica, Abbatecola Massimiliano e Pinto Antonio.

La Terapia Cognitivo Comportamentale con Esposizione e Prevenzione della Risposta (ERP) rappresenta il trattamento elettivo nella riduzione della sintomatologia del Disturbo Ossessivo Compulsivo; diversi studi di ricerca ne evidenziano l’efficacia nel 60-70% dei casi clinici (Kulz et al., 2011; McKay et al., 2015). L’applicazione dei protocolli di ERP intensivi (con una frequenza degli incontri aumentata) rappresenta una valida strategia terapeutica per il trattamento del DOC. Gli studi che hanno messo a confronto la terapia standard a cadenza settimanale con i trattamenti intensivi attestano una pari efficacia clinica (Taylor, 2015). I programmi di ERP intensivi possono diversificarsi per:
frequenza (quanto spesso)
durata (quanto a lungo)
setting (luogo dove viene effettuato l’intervento)
I trattamenti descritti in letteratura prevedono generalmente 15 sedute in contesti ambulatoriali, ripartite in 8 settimane (Abramowitz et al.2003), oppure 4 o 5 settimane di ERP intensiva all’interno di setting ospedalieri o comunque di ricovero. Tali programmi si dimostrano particolarmente adatti alla ricerca o a specifiche applicazioni cliniche, ma sia il tempo richiesto che le limitazioni economiche non li rendono facilmente applicabili a tutti i pazienti. Gli studi che hanno messo a confronto i programmi intensivi di ERP ripartiti in poche settimane con quelli distribuiti su più settimane, non hanno evidenziato differenze significative negli esiti di efficacia (Emmelkamp et al., 2001). I pazienti che possono beneficiare di un trattamento meno intensivo rispetto alla frequenza e alla durata delle sedute, sono quelli che presentano un grado moderato di intensità della sintomatologia, una rapida compliance rispetto alla pratica quotidiana dei compiti di esposizione e che seguono in maniera precisa le indicazioni di sospensione dei rituali. Al contrario, un trattamento intensivo è maggiormente indicato per quei pazienti che manifestano uno scarso insight (consapevolezza del problema), una forte reattività emotiva e difficoltà nella comprensione del razionale teorico che fa da cornice alle procedure del trattamento.
Elementi utili che possono fornire indicazioni per favorire un trattamento intensivo sono:
la tendenza del paziente a saltare le sedute
la difficoltà a seguire le istruzioni riguardo i compiti di esposizione,
la difficoltà ad interrompere i rituali e la presenza di un familiare negli evitamenti e nei rituali (Abramowitz et al., 2003).
Nei programmi intensivi di ERP, accanto alla frequenza e alla durata delle sessioni di lavoro è interessante anche analizzare il setting in cui esse vengono svolte. La maggior parte dei programmi di terapia avviene in setting ospedalieri o comunque clinici, tuttavia esistono alcune evidenze che suggeriscono che il trattamento all’interno di un setting ecologico (ovvero più familiare per il paziente, ad esempio a casa) possa essere efficace in pari o in maggiore misura rispetto al setting artificiale (Rosqvist et al., 2001). I setting ecologici presentano il vantaggio di non essere restrittivi e consentono una più efficace generalizzazione rispetto al lavoro svolto nei setting artificiali; inoltre consentono di intervenire sui fattori di mantenimento dei sintomi che fanno parte dell’ambiente all’interno del quale il paziente vive. Ad ogni modo alcuni studi attestano una pari efficacia tra i trattamenti di ERP svolti a casa e quelli nei setting ambulatoriali (Rowa et al., 2007).
Pertanto, si sostiene che, in accordo con i dati presenti in letteratura (Stoch et al., 2007; Oded ben-Arush et al., 2008), i programmi intensivi per la cura del DOC sembrano essere una valida strategia di intervento, da preferire rispettando le peculiarità del singolo caso clinico.

 

presentazione convegno nazionale SITCC, Reggio Calabria 16-18 settembre 2016