Perché chi soffre di disturbi dell’alimentazione non si accorge dei suoi problemi?

Perché guarire dall’anoressia è così tanto complesso?

Perché si continua a vomitare? Perchè si  cammina per ore ogni giorno?

 

Nell’ambito dei disturbi dell’alimentazione, la terapia cognitivo comportamentale vanta in letteratura un’imponente mole di studi di efficacia (si veda ad esempio Fairburn, 2005 e Dalle Grave 2013).

Uno dei costrutti principali della teoria cognitivista riguarda l’importanza dei meccanismi di mantenimento specifici che sorreggono il disturbo complicando il percorso di guarigione (specie quelli senza supporto psicoterapeutico).

Oggetto di tale articolo è appunto una panoramica, obbligatoriamente non esaustiva, dei fattori di mantenimento dei disturbi dell’alimentazione.

Esistono dei meccanismi (possiamo immaginarli come delle trappole) i quali, anziché favorire il processo di guarigione, “intrappolano” il soggetto all’interno di ragionamenti e comportamenti (ritenuti spesso positivi o imprescindibili dalla persona) finendo per essere una parte centrale del problema.

Vediamo quindi quali sono i fattori di mantenimento specifici dei disturbi dell’alimentazione:

preoccupazione per il proprio peso corporeo: (“sto aumentando di peso, devo mettermi a dieta, devo pesarmi ad ogni pasto”…)

preoccupazione sulla forma del corpo: (“il mio sedere è enorme, la mia pancia sporge troppo”…)

preoccupazione sul controllo dell’alimentazione: (“devo contare le caloria che assumo per non eccedere, i carboidrati vanno eliminati dalla dieta perché fanno ingrassare”…)

dieta ferrea: le regole della dieta ferrea impongono quando mangiare (“mai prima di cena”), cosa mangiare (“solo frutta e verdura”) e quanto mangiare (“solo piccole porzioni”). Inoltre spesso si osservano altre regole come ad esempio non mangiare con gli altri, non mangiare cibo dal contenuto calorico incerto, non mangiare in assenza di fame, evitare i ristoranti etc.

basso peso e sindrome da malnutrizione: gli effetti della restrizione dietetica calorica, dimostrati da diversi studi autorevoli, svolgono un ruolo importante nel mantenimento dei disturbi dell’alimentazione danneggiando la salute fisica e il funzionamento psicosociale, promuovendo gli episodi bulimici, aumentando il controllo, la restrizione e la preoccupazione riguardo la propria alimentazione

episodi bulimici: ovvero i comportamenti caratterizzati dalla perdita di controllo rispetto al cibo, promuovono di fatto una valutazione negativa di sé, un incremento dei comportamenti compensatori (vomito, lassativi, diuretici, attività fisica) e una inadeguata modulazione emotiva.

esercizio fisico eccessivo e compulsivo: l’esercizio fisico è compulsivo laddove è percepito come obbligatorio e prioritario sulle altre attività (lavoro, scuola). Tale comportamento favorisce la perdita e il mantenimento del basso peso, promuove episodi bulimici e intensifica le preoccupazioni per il peso e per la forma del corpo.

comportamenti eliminativi: sono, tra i comportamenti più pericolosi e riguardano l’uso improprio di lassativi e diuretici, del vomito autoindotto e dello sputare (più raro). Danneggiano la salute fisica, favoriscono la perdita di peso, promuovono gli episodi bulimici, dal momento che le persone credono erroneamente che questo sia un metodo efficace per eliminare le calorie in eccesso.

check del corpo: comportamenti tipo la misurazione del proprio peso, verifiche allo specchio, toccare o pizzicare parti del corpo (la pancia, le braccia etc)

evitamento del corpo: comportamenti tipo evitare di misurare il proprio peso, evitare gli specchi, nascondere con abiti larghi il proprio corpo, evitare i contatti fisici etc.

sentirsi grassi: sensazione che nell’ambito della teoria cognitivo comportamentale equivale inaugurato etichettamento delle emozioni di rabbia, ansia o depressione, di alcune sensazioni fisiche (gonfiore, sudore, calore) o di alcuni comportamenti (check corporei)

 

Il contenuto dell’articolo è volutamente semplicistico e divulgativo

Dr.ssa Tarantino Federica