“Sono sempre agitato. Non riesco a dormire bene. mi sento teso. Ho sempre in mente pensieri negativi. Sento i muscoli sempre contratti. Mi alzo dal letto con un senso di preoccupazione e irrequietezza.”

Questi sono solo alcuni dei sintomi che spesso caratterizzano il disturbo di Ansia Generalizzato (DAG)

Tale  disturbo è definito come “la presenza di eccessiva ansia e preoccupazione riferibile a diverse situazioni, eventi o attività. La preoccupazione si verifica da almeno 6 mesi ed è chiaramente eccessiva” (DSM-V). Le persone che soffrono di tale disturbo hanno importanti difficoltà nel gestire queste preoccupazioni.

 

I sintomi fisici nel DAG comprendono:

 

  • Tensioni muscolari, dolori articolari
  • Problemi ad addormentarsi, disturbi del sonno
  • Disturbi allo stomaco, nausea diarrea
  • Irrequietezza, e nervosismo
  • Stanchezza

I sintomi psicologici nel DAG comprendono:

 

  • Irritabilità
  • Senso di paura
  • Incapacità di controllare i pensieri ansiogeni
  • Incapacità a rilassarsi
  • Difficoltà di concentrazione
  • Paura di perdere il controllo

 

Uno dei sintomi principale è dunque la preoccupazione eccessiva. I temi della preoccupazione sono relativamente simili a quelli della popolazione normale ma sono vissuti in maniera più catastrofica. Il mondo circostante è percepito con apprensione, vigilanza e pessimismo (sensazione cronica di insicurezza, perdita di contatto con la realtà). Altro elemento fondamentale è la costante ricerca di rassicurazione.  Bisogna sottolineare che i livelli di ansia sono quindi più alti rispetto alla popolazione normale, ma anche che sono meno intensi e più frequenti rispetto al un disturbo di panico.

 

MODELLI DI SPIEGAZIONE

 

Tra le varie teorizzazioni che spiegano il meccanismo del Disturbo di Ansia generalizzato qui proponiamo il modello di Barlow, quello dell’intolleranza all’incertezza e infine il quello della prevenzione delle preoccupazioni.

 

  • Il modello di Barlow descrive una vulnerabilità biologica e psicologica agli elementi negativi della vita. Concentrare l’attenzione sulle potenziali minacce favorisce tale vulnerabilità e promuove l’incapacità percepita di controllare gli eventi della vita. Inoltre le preoccupazioni (e il conseguente rimuginio) sono affrontate anche per evitare un’emozione più forte. Questo è un passaggio molto importante dal punto di vista terapeutico; spiega come il disturbo può mantenersi nel tempo (fattori di mantenimento) e quali tecniche terapeutiche potrebbero essere applicate.

 

  • Il modello di “Intolleranza all’incertezza” sostiene che l’ansia sia correlata alla difficoltà di tollerare il dubbio su eventi futuri e possibili conseguenze negative. Tuttavia, perché allora le persone che si rendono conto che non succede niente di male finiscono per preoccuparsi di meno? Questo potrebbe essere spiegato dalla creazione di “false credenze” o “credenze positive” sulle preoccupazioni. Semplificando il concetto, la preoccupazione rappresenta un tentativo cognitivo di generare modi per impedire che accadano eventi negativi e di prepararsi nel caso in cui si verifichino. Inoltre, l’obiettivo è di non permettere all’emozione di raggiungere la massima intensità. Le persone tendono a non mettere in dubbio le proprie convinzioni perché desiderano che tutto vada bene.

 

  • Il modello di “Prevenzione delle Preoccupazioni” si sofferma sul tentativo delle persone di eliminare un pensiero, un’emozione o una memoria spiacevoli. Molto spesso, questo tentativo pone paradossalmente il pensiero ansioso al centro dell’attenzione. Inoltre, l’ansia favorisce l’evitamento di immagini mentali associate a emozioni negative. Vengono quindi adottati dei comportamenti di sicurezza (chiamate frequenti ai figli, controllo del conto in banca, etc). Perciò, mentre i comportamenti di sicurezza e l’evitamento cognitivo diminuiranno temporaneamente l’ansia, rafforzeranno le preoccupazioni nel tempo.

 

 

IL TRATTAMENTO

 

La Terapia Cognitivo Comportamentale è attualmente il miglior trattamento per i disturbi di ansia secondo tutte le linee guida internazionali. Nel caso di persone affette da Disturbo di Ansia Generalizzato prevede un’analisi funzionale, la psicoeducazione, la sperimentazione di nuovi comportamenti ed emozioni (esposizione, rilassamento) e un approccio cognitivo.

 

Analisi funzionale

 

L’analisi funzionale consente di specificare dove, quando e con quale frequenza viene attivata la risposta ansiosa. Questa analisi è cruciale per il buon funzionamento della terapia dato che rende possibile visualizzare il funzionamento mentale e le risposte tipiche della persona di fronte alla minaccia. (Modello ABC)

 

La Psicoeducazione

 

La Psicoeducazione è cruciale perché consente di capire come funziona l’ansia, quali meccanismi la mantengono attiva. E’ il modo corretto per iniziare a pensare in modo diverso a quali comportamenti potrebbero essere più utili.

 

L’approccio emotivo e comportamentale

 

Nell’approccio emotivo e comportamentale il terapeuta mostra alla persona il modo corretto di affrontare le situazioni, creando emozioni positive e non annullando quello negative. C’è un doppio effetto: (i) fornire uno “strumento” per gli esercizi di esposizione (desensibilizzazione); e (ii) un bilanciamento dell’umore generale attraverso l’interruzione del rimuginio mentale.

 

I pazienti saranno così in grado di esporsi alle proprie emozioni senza dover far ricorso a tutti quei comportamenti avevano l’effetto di perpetuare il disturbo (comportamenti di mantenimento.

 

Il target del processo cognitivo è l’abituazione. La persona si espone alla situazione temuta (in vivo o attraverso l’immaginazione) in modo che si abitui alle sensazioni spiacevoli che essa produce. È semplice immaginare che dopo una continua esposizione l’ansia inizia a diminuire drasticamente (estinzione per abituazione).

 

L’approccio cognitivo

 

L’approccio cognitivo spesso inizia con un’autoosservazione dei propri pensieri.

 

I pensieri possono essere individuati? È possibile isolarli dalle emozioni? Lo scopo del lavoro cognitivo è quello di aiutare le persone a riconoscere prima e a gestire poi i pensieri automatici

In una seconda fase, la terapia tende a modificare il contenuto dei pensieri per raggiungere una valutazione più obiettiva delle situazioni. Si tratta di imparare a gestire gli errori cognitivi, come l’eccessiva generalizzazione o la massimizzazione del pericolo.

 

 

 

Il contenuto è volutamente semplice e divulgativo

  

Tratto in parte da Cognitive-behavioral therapy for generalized anxietyLucas Borza, Psychologist in private practice, Eschau, France; Institution La Doctrine Chrétienne, Strasbourg, France; Strasbourg University, Strasbourg, France

 

Barlow DH, Di Nardo PA. The diagnosis of generalized anxiety disorder: development, current status, and future directions. In Rapee RM, Barlow DH, eds. Chronic Anxiety: Generalized Anxiety Disorder, and Mixed Anxiety-Depression. New York, NY: Guilford Press; 1991:95-118

 

Dugas MJ, Gagnon F, Ladouceur R, Freeston MH. Generalized anxiety disorder: a preliminary test of a conceptual model. Behav Res Ther. 1998;36(2):215-226 pubmed

 

Armstrong T, Zald DH, Olatunji BO. Attentional control in OCD and GAD: specificity and associations with core cognitive symptoms. Behav Res Ther . 2011;49(11):756-762