Che cos’è il disturbo

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è uno dei disturbi d’ansia più frequenti. Si caratterizza per la presenza di due elementi: le ossessioni e le compulsioni (sebbene in alcuni casi possano presentarsi ossessioni senza compulsioni e viceversa).

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Le ossessioni sono pensieri, immagini mentali o impulsi che si manifestano ripetutamente nella mente di una persona e che sono percepiti come sgradevoli ed intrusivi. Sono fenomeni mentali involontari che infastidiscono molto le persone che ne soffrono, perché sfuggono al loro controllo e perché provocano emozioni negative (es. paura, disgusto, senso di colpa, ecc.).

Le compulsioni sono dei comportamenti ripetitivi (es. lavarsi le mani, controllare se lo sportello della macchina è stato chiuso, riordinare) o delle azioni mentali (es. contare, pregare, ripetere formule superstiziose), messi in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia provocati dai pensieri ossessivi. Spesso assumono la forma di rituali o di cerimoniali, cioè l’esecuzione delle compulsioni si basa sulla messa in atto di alcuni comportamenti o azioni mentali secondo certe regole o criteri stabiliti dalla persona (ex. contare un certo numero di volte, ripetere determinate parole o frasi, lavarsi secondo solo in una certa modalità, controllare un determinato numero di volte).

Le ossessioni sono spesso di natura bizzarra e, chi ne soffre, riconosce la loro infondatezza o esagerazione; tuttavia, in alcuni casi, si può essere così ansiosi da non rendersi neanche conto che si tratta di pensieri che generano preoccupazioni irrazionali o eccessive.

Si fa diagnosi di DOC quando i sintomi ossessivo-compulsivi causano marcato disagio, fanno consumare molto tempo al giorno (più di un’ora) o comunque interferiscono notevolmente con le attività abituali della persona (es. lavoro, relazioni sociali, cura della casa).

Come si manifesta

Il DOC è un disturbo molto diffuso – colpisce circa il 2-3% della popolazione mondiale senza distinzioni di sesso o di età – che può manifestarsi in qualunque fase della vita in modo acuto (cioè con la comparsa improvvisa ed intensa dei sintomi) o più spesso in modo subdolo e graduale (cioè con un andamento progressivamente crescente dei sintomi).

Anche le modalità in cui si manifesta possono essere di varia natura, per cui il tipo di ossessione o compulsione designa la categoria o sottocategoria di DOC. Di solito distinguiamo:

  • DOC da contaminazione o da disgusto: chi ne soffre è tormentato dalla insistente preoccupazione di potersi sporcare o contaminare entrando in contatto con sostanze di vario tipo come escrementi, secrezioni del corpo, sporcizia, sostanze chimiche, siringhe, cibi crudi, saponi, solventi, detersivi, ecc.. La contaminazione può essere anche rappresentata da un oggetto di natura sociale (es. il tossicodipendente, l’anziano o il barbone) o metafisica (es. il male, il diavolo, le negatività). In alcuni casi non c’è un vero e proprio timore di malattia, ma piuttosto un forte disgusto all’idea di entrare in contatto con queste sostanze. La persona, quindi, si sente costretta ad evitare una serie infinita di luoghi: bagni e giardini pubblici, cassonetti dell’immondizia, supermercati, stazioni ferroviarie, ospedali, ecc., tutto ciò al fine di evitare di provare la sensazione di contaminazione. Quando, invece, entra in contatto o semplicemente pensa di essere entrato in contatto con una delle sostanze contaminanti, mette in atto una serie di rituali di lavaggio, pulizia e sterilizzazione ripetuti e particolareggiati (compulsioni) al fine di neutralizzare o ridurre la sensazione di contaminazione ed il disagio ad essa connesso. Tali rituali possono durare pochi minuti o arrivare ad occupare molte ore all’interno della giornata.
  • DOC da controllo: in questo tipo di DOC sono presenti ossessioni e compulsioni che implicano controlli prolungati allo scopo di prevenire eventi considerati terribili e catastrofici (es. gravi incidenti, furti, azioni delittuose) o di assicurarsi che non siano avvenute. Le persone tendono a mettere in atto rituali di controllo per tranquillizzarsi rispetto al dubbio di aver fatto o non aver fatto qualcosa che può aver danneggiato se stesso, i propri oggetti o qualcun’altro o che potrebbe farlo. In questo caso, quindi, il timore che le compulsioni cercano di annullare è legato al senso di colpa: cioè questi soggetti temono di sentirsi in colpa o per aver commesso qualcosa (colpa da responsabilità) o per non aver fatto il possibile per evitare che accadessero eventi negativi (colpa da omissione). Queste persone attuano così ripetuti controlli per essere sicuri ad es. di aver chiuso bene il rubinetto del gas, le porte, le finestre, i fornelli elettrici, l’interruttore della luce, la cassetta della posta, i fari della macchina, di non aver investito involontariamente qualcuno, di non avere tracce di sangue addosso, ecc. Questo tipo di rituali può anche avvenire in forma di azioni mentali (es. la persona ripete mentalmente le scene dei controlli effettuati oppure si ripete delle frasi allo scopo di autorassicurarsi) o coinvolgere i familiari, che sono oggetto di ripetute richieste di rassicurazione o ai quali viene chiesto di fare i controlli al posto della persona stessa.
  • DOC da timore superstizioso: chi ne soffre pensa che il fatto di compiere o meno determinati gesti, pronunciare certi numeri, compiere certe azioni un certo numero di volte, vedere certi colori o certe cose (es. carri funebri, cimiteri, manifesti mortuari), determini l’esito degli eventi. È il caso di chi, quando sente determinati suoni considerati negativi (es. la sirena dell’autoambulanza) o certe parole pronunciate o scritte (morte, diavolo, satana, ecc.), deve ripetere una determinata azione mentale (es. contare, pregare) o un certo comportamento (es. toccare una superficie, compiere un gesto) per un certo numero di volte affinché questo rituale neutralizzi le negatività associate a quel suono o quella parola. Chi presenta questo tipo di ossessioni, dunque, vive degli intensi stati di paura o terrore nei confronti di ciò che potrebbe accadere ed è spesso allarmato dall’idea che possano succedere degli eventi negativi a se stesso o alla propria famiglia.
  • DOC da ordine/simmetria: ci sono delle persone che non tollerano assolutamente che gli oggetti siano posti in modo disordinato o asimmetrico, perché ciò crea in loro la sgradevole sensazione “che c’è qualcosa che non va”. In seguito a questo tipo di ossessioni si possono passare delle ore a compiere compulsioni di ordine e simmetria, cioè a riordinare ed allineare secondo una sequenza logica (es. secondo la grandezza o il colore) penne, libri, fogli, pentole, cd, abiti, ecc.. Tali pensieri ossessivi possono riguardare anche la propria persona, come, ad esempio la posizione dell’orologio, il modo in cui sono sistemate maglie e pettinatura dei capelli, per cui ne conseguono rituali di controllo e di messa in ordine allo specchio che possono durare anche ore.
  • DOC da accumulo: in questo tipo l’ossessione è caratterizzata dall’impulso ad accumulare oggetti insignificanti ed inutili (riviste o giornali vecchi, bottiglie vuote, confezioni di alimenti, pacchetti di sigarette, tappi, matite consumate, ecc.), che provoca delle compulsioni di accumulo e raccolta di questi oggetti. Ci sono persone che arrivano persino a raccogliere lattine vuote e pacchetti di sigaretta per strada, o dai bidoni della spazzatura, pensando che un giorno possano servire a qualcosa. A volte, lo spazio occupato da tali “collezioni” diventa tale da sacrificare la vita delle persone e dei suoi familiari. Coloro che presentano questo tipo di DOC si sentono spesso orgogliose delle loro bizzarre “collezioni” e sono spaventate all’idea di buttare via qualcosa.
  • Ossessioni pure: alcune persone affette da DOC, infine, possono presentare solo ossessioni senza compulsioni. Esse sono spaventate da pensieri o più spesso immagini relative a scene in cui la persona attua comportamenti indesiderati, privi di senso, sconvenienti o pericolosi. Le ossessioni possono essere a contenuto aggressivo, religioso, sociale o sessuale. Tra queste troviamo: il timore di fare del male a se stesso o agli altri (es. ci sono persone che hanno paura di usare un coltello o la forchetta, di maneggiare oggetti appuntiti, di passare vicino alle finestre, di avvelenare il cibo di altre persone, di fare del male ai dei bambini piccoli o di ferire i sentimenti degli altri), la presenza di immagini violente o terrificanti (es. visioni di omicidi, di corpi fatti a pezzi), il timore di pronunciare frasi oscene o insulti, di bestemmiare, di compiere atti sacrileghi o di fare cose imbarazzanti e la paura di essere responsabile di eventi terribili come incendi o furti. Le persone che hanno ossessioni di tipo sessuale, invece, presentano il dubbio o il terrore di poter essere perversi, pedofili o omosessuali. Nei casi di ossessioni pure la compulsione consiste soprattutto in una azione mentale, cioè nella ripetizione mentale di frasi, di scene e soprattutto di ragionamenti finalizzati allo scopo di rassicurarsi: questi soggetti possono infatti passare anche delle ore a rimuginare su questi pensieri, con estenuati messe alla prova e ripetute domande sulla natura del proprio comportamento.

Come riconoscerlo

Nel linguaggio comune il termine ossessione indica un pensiero che si presenta con una certa insistenza nella nostra mente; c’è però una differenza tra il significato colloquiale del termine e quello clinico. E’ assolutamente normale, infatti, in certe situazioni, avere per la testa dei pensieri che ci tormentano: è naturale essere preoccupati se un nostro parente è ammalato, se dobbiamo fare un esame o se dobbiamo pagare la rata del mutuo. Ciò che differenzia le ossessioni dalle normali preoccupazioni è il loro contenuto: le preoccupazioni hanno come oggetto una paura fondata e legata ad un problema reale della nostra vita quotidiana, le ossessioni invece assumono un carattere intrusivo, ripetitivo, eccessivo e spesso irrazionale che porta la persona a cercare di ignorarle, di sopprimerle o di neutralizzarle in qualche modo.

La ricerca scientifica ha dimostrato, inoltre, che dei pensieri intrusivi indesiderati assurdi o sproporzionati rispetto alla realtà passano occasionalmente nella testa di ogni persona: può capitare a tutti, infatti, di provare il timore di perdere il controllo della macchina, la paura di non aver chiuso bene la porta di casa o di aver contratto un’infezione pur essendo consapevoli della esagerazione di tali preoccupazioni. Le differenze tra i normali pensieri intrusivi indesiderati e le ossessioni patologiche sono, dunque, soltanto di ordine quantitativo e ricorsivo, non di contenuto. Le ossessioni patologiche, infatti, presentano una maggior frequenza, creano reazioni emotive più intense e maggiore sofferenza, sono più difficilmente gestibili e durano per tempi più lunghi. E’ necessario pertanto ipotizzare la presenza di un disturbo ossessivo-compulsivo solo quando i sintomi persistono, creano molta ansia e molto disagio o interferiscono pesantemente con la vita di tutti giorni.

Quali sono le conseguenze

Chi soffre di DOC è spesso così spaventato e stremato dai continui rituali legati alle ossessioni che, ad un certo punto, cerca di evitare tutta una serie di situazioni, poiché teme che possano innescare questo tipo di pensieri. Gli evitamenti rappresentano una conseguenza che a lungo andare può causare una serie di limitazioni sia nella vita sociale che lavorativa.

Nei casi più gravi, le persone possono passare talmente tante ore al giorno a compiere i rituali o a rimuginare che non riescono più a svolgere alcuna attività lavorativa o la realizzano in modo discontinuo. Altre volte, invece, debbono accontentarsi di mansioni a bassa responsabilità.
Questo disturbo, inoltre, si riflette negativamente anche sulla qualità e la durata delle relazioni di amicizia ed affettive: spesso i familiari o il partner di chi soffre di DOC reagiscono con insofferenza ai comportamenti del soggetto mentre questi, a sua volta, si sente incompreso e prova vergogna nel parlare dei suoi problemi, innescando così un circolo vizioso che alimenta e mantiene il disturbo. È facile, pertanto, che si instauri oltre al DOC anche un Disturbo Depressivo secondario proprio a causa di tali conseguenze.

Tale disturbo ha, infine, una naturale tendenza alla cronicizzazione; ne consegue che se non viene trattato in modo adeguato può influire pesantemente su tutto l’arco della vita del soggetto.

tratto da Terzo Centro – Roma